You Ain’t Seen Nothing Yet. Ovvero: un altro attacco di chitarra e’ il miglior festeggiamento

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You Ain t seen Nothing Yet

Saranno pure cento numeri di Ticonzero, ma di brindare con le facce ingessate non se ne parla proprio. La redazione alza invece la manopolina del volume e spara dalle casse un po’ di schitarrate come si deve. Perche’ la maniera migliore di festeggiare i traguardi e’ mantenere lo spirito delle partenze.

Credo mi piaccia piu’ parlare di partenze che di traguardi. Percio’ per festeggiare
questo numero 100 di Ticonzero ho scartato le varie Celebration di Kayne West,
Celebration Day dei Led Zeppelin, Hundred di The Fray e Celebration di Kool & The
Gang (quest’ultima con un po’ di rammarico: un pezzo sulla dance dei ’70 ci
sarebbe stato). E ho invece pescato dall’ipod You Ain’t Seen Nothing Yet dei Bachman-Turner Overdrive. Il gruppo vi potra’ dire qualcosa ma magari non moltissimo, eppure il pezzo e’ di quelli che in un modo o nell’altro trovi sempre a far capolino da qualche raccolta di energy rock, happy music, power guitars o concetti piu’ o meno sgangheratamente correlati. Insomma, uno di quei pezzi che senti l’attacco e dici “aaahhh, si’, come no, la conosco… ma di chi e’?”. Ecco: e’ dei Bachman-Turner Overdrive.

Un gruppo canadese nato dall’incontro tra la famiglia Bachman e il bassista-cantante Fred Turner che ebbe qualche successo nei ’701. You Ain’t Seen Nothing Yet, l’unico numero uno in classifica nella storia del gruppo, fu scritta in realta’ per
scherzo da Randy Bachman per il fratello Gary. O meglio, per dirla tutta, per prenderlo per i fondelli. Gary soffriva di balbuzie. E Randy se ne usci’ con quel “B-b-b-baby you ain’t seen no-no-nothing yet” destinato a farsi un suo posticino nella storia della musica rock.

E’ un pezzo con grandi schitarrate e un ritmo galoppante quasi western, un po’ alla
Road To Nowhere dei Talking Heads, per capirci. Un pezzo che ti prende da subito.
Proprio l’altro giorno stavo pensando ai pezzi che “prendono da subito”, e in
particolare alle grandi partenze, cioe’ alle scelte particolarmente azzeccate per i
pezzi di apertura degli album. Nel 2007 fu sicuramente Grace Kelly per Life in
Cartoon Motion di Mika: un dialogo da film anni ’50 su un basso che carica,
percussioni da tip-tap e poi via verso un Queen-pop che sara’ anche costruito in
modo furbetto, ma funziona eccome. L’anno scorso tocco’ invece a We’re so
starving per Pretty. Odd dei Panic at the Disco, che io personalmente ho trovato
geniale. Un minuto e 21 secondi in cui ci sta intro, strofa, ritornello, stacco
strumentale… ma sopratutto una gran bella trovata per il pezzo d’inizio di un
secondo album arrivato dopo tre anni di silenzio dal debutto: “Oh, how it’s been so long / We’re so sorry we’ve been gone / We were busy writing songs for…you!“. Per il 2009, beh, aspettiamo fine dicembre.

Sono le partenze, dicevo, che mi interessano piu’ che i traguardi. Almeno in
azienda. Anche perche’ se guardiamo alle celebrazioni per i traguardi aziendali c’e’
poco da stare allegri: facce ingessate, sorrisi procedurali, rituali dettati dalla
sicurezza dell’immobilismo. Il traguardo viene sancito, proclamato, brindato. Che va
anche bene in certi contesti, ma nella maggior parte dei casi no. E sicuramente non
nel caso di un giornale. In quelle celebrazioni inamidate non c’e’ l’energia, non c’e’
la creativita’ delle “feste” vere. Ma nelle partenze, in quelle cavolo si’ che c’e’.
C’e’ la spinta dell’incoscienza, l’ebbrezza degli inizi, la mente sgombra dei percorsi
ancora da creare. Le schitarrate e i balbettii dei Bachman-Turner Overdrive;
l’esplosione symphonic-pop di Mika; l’ironia dell’avvio bruciante dei Panic At The
Disco. Certo, dopo le partenze c’e’ poi tutto il resto da costruire, che non si puo’ reggere solo su entusiasmi da prima volta, come ricorda il buon Niccolo’ Fabi in un’altra, bellissima canzone. Ma almeno nel festeggiare un risultato come quello di aver messo in fila cento numeri di Ticonzero uno dopo l’altro, a me sembra molto piu’
adatto lo spirito delle partenze che non quello degli arrivi. Perche’ e’ con quello che ci siamo arrivati: con le schitarrate, l’esuberanza e i divertissement. Ed e’ con quello che continueremo. Insomma: you ain’t seen nothing yet. E se pensate che dopo cento numeri comincera’ a mancarci il fiato, non vi preoccupate. Perche’ come dicono i Panic At The Disco: “we’re still the same band“.
Rock ‘n’ roll!

Gio 23/06/2011 da Paparelli Alessandro

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