Twitter Factor

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Twitter factor

di ELENA CODELUPPI
UNIVERSITÀ DI MODENA E REGGIO EMILIA

Come sta cambiando l’organizzazione del giornalismo contemporaneo in seguito alla diffusione di Twitter e Facebook? Questo libro offre una riflessione approfondita sulle nuove sfide imposte dalla rivoluzione web 2.0.

TwitterFactor. Come i nuovi media cambiano la politica internazionale è un libro intelligente. L’autore – esperto di mass media, confitti e politica internazionale e docente alla Facoltà di Scienze Politiche di Forlì – propone un’analisi approfondita dei cambiamenti che il giornalismo sta affrontando con la diffusione di strumenti come Twitter e Facebook. Valeriani, in particolare, concentra le sue riflessioni sulla costruzione dell’informazione a partire dai cittadini, il significato di diplomazia e le diverse modalità con cui è narrata la politica internazionale. Uno degli obiettivi raggiunti è quello di dimostrare che, in questo paradigma, l’informazione è distribuita tra diversi soggetti e che il risultato nasce dalla loro interazione attraverso un modello partecipativo. Riflessione non banale perché partecipazione non significa solo produzione collettiva di contenuto, ma anche cambiamento radicale a livello organizzativo dell’industria giornalistica.

La documentazione, le best practice e la trattazione proposta è ampia e ben trattata, ma il motivo per il quale consiglio la lettura di questo saggio riguarda la riflessione sull’uso da parte dei giornalisti degli strumenti 2.0. Il testo è rivolto non solo a chi si occupa di giornalismo o politica internazionale, ma anche a tutti coloro che utilizzano o utilizzeranno strumenti 2.0 per le loro aziende. Con tutte le differenze del caso, il lettore potrà iniziare a riflettere su alcuni temi strettamente legati all’uso che le imprese fanno del web 2.0: gestione delle crisi comunicative, coordinamento dei flussi informativi, rapporto con la rete, trasparenza e conseguenze della viralità. Essere in rete, come impresa, presuppone una conoscenza dei meccanismi di funzionamento di Twitter e Facebook come, ad esempio, il tono, i tempi e la trasparenza che tali strumenti richiedono. Nel giornalismo, come nell’impresa, tempo e frammentarietà (generata dalla produzione di contenuti user generated) sono ostacoli con cui doversi confrontare e che diventano aspetti per la costruzione del proprio brand e del successo mediatico tanto da essere considerati come elementi, al pari della tecnologia, rivoluzionari per questi strumenti.

L’aspetto che più mi ha colpito riguarda le riflessioni dell’autore sull’impatto che i social media hanno sulle organizzazioni, modificandole, stimolandole, e mettendole alla prova. Grazie ai casi riportati, ad esempio, ci si chiede se per le testate giornalistiche convenga introdurre una figura di social media manager ad hoc oppure fare in modo che tutti i redattori utilizzino Twitter e Facebook. Questo è un interrogativo fondamentale ogni volta che un’azienda pensa a questi mezzi per predisporre una strategia marketing o stimolare la comunicazione interna. I social media, al di là di tutte le conseguenze che producono, sono innanzitutto strumenti che presuppongono importanti cambiamenti per quanto riguarda le risorse (economiche e umane) interne all’organizzazione. Se l’impresa non comprende questo aspetto, difficilmente sarà in grado di gestire il cambiamento.

Con le parole dell’autore:

Ven 02/12/2011 da Codeluppi Elena

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