Social capital e networks: quali effetti sul comportamento di governo?
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In questo articolo, verrà proposta un’analisi ragionata della letteratura, sociologica e
politologica che ha affrontato il tema del social capital e dei social networks, e delle
loro implicazioni sul comportamento di governo ed elettorale esaminando, con
particolare riferimento alla partecipazione dei cittadini alla politica ed al ruolo che essa ricopre nella società moderna.
Nella prima parte abbiamo analizzato il tema del social capital, inteso come patrimonio di interazione e di condivisione tra individui che produce cooperazione e che può generare fiducia e pratiche di reciprocità. A tal fine, abbiamo passato in rassegna i principali contributi teorici. Ad esempio, Granovetter che ha sottolineato il ruolo delle relazioni personali e della struttura di tali relazioni nella generazione di fiducia e nella disincentivazione di comportamenti opportunistici. Nella visione di Bourdieu, il capitale sociale assume un carattere prettamente strumentale e si produce perché è l’individuo che attivamente investe nella rete di rapporti per trarne vantaggio personale. La formulazione di Coleman sembra implicare la natura sia individuale (cfr. Bourdieu), sia collettiva (cfr. Putnam): nella prima accezione il social capital è costituito da elementi propri del sistema relazionale riferibili al singolo attore; nella versione collettiva, invece, fa riferimento a elementi quali la condivisione di norme comportamentali, aspettative di ruolo, scambio d’informazioni, fiducia generale.
Coleman considera capitale sociale anche l’organizzazione sociale “appropriabile”
per cui i network possono essere riutilizzati anche per fini diversi da quello per cui
sono stati creati. Con il politologo Putnam s’impone, altresì, il carattere collettivo del concetto di capitale sociale, che viene a coincidere con il concetto di “civicness” o virtù civile, di machiavelliana memoria, afferente ad ogni tipo di comunità. Come suggerisce l’ipotesi del “danzatore della pioggia” (rainmaker), la fiducia generalizzata crea un clima sociale che avvolge tutta la società, a prescindere dalla disposizione personale del singolo. Le ricadute del capitale sociale sono per Putnam sempre positive in termini di perfomance economica, politica e sociale di città, regioni e interi stati.
Sulla base della definizione putnamiana è possibile esaltare gli effetti del capitale
sociale in termini di partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica e alla vita politica in particolare. In tal senso, diventa critica riuscire a misurare il Capitale Sociale per il governo del territorio. E’ costantemente allo studio lo sviluppo di strumenti migliori per l’analisi e la misurazione del capitale sociale. L’Ente Nazionale di Statistica britannico (ONS – Office of National Statistics) ci fornisce un ottimo esempio dell’approccio con cui viene in genere analizzato e
misurato il capitale sociale. L’impianto definitorio creato dall’ONS, di seguito riassunto, include le dimensioni e gli indicatori del capitale sociale maggiormente utilizzati in Gran Bretagna, insieme ad altri fattori ritenuti cruciali per la comprensione del fenomeno (Harper and Kelly
2003):
- Partecipazione sociale:
o numero di adesioni a gruppi dedicati ad attività culturali, sociali o di semplice svago, o volontariato e attività di tipo religioso. - Partecipazione civica:
o qualità, a livello individuale, dell’informazione rispetto ad affari
nazionali e locali, e percezione del proprio potere di influenza,
o numero di contatti (interazioni personali) con autorità amministrative
e politiche, o coinvolgimento attivo in gruppi di attivismo a livello locale,
propensione a votare. - Social network e supporto sociale:
o frequenza delle interazioni con vicini di casa, parenti e amici,
o ampiezza dei network virtuali e frequenza di contatto,
o numero di amici stretti e parenti che abitano nelle vicinanze,
o aiuto scambiato con altri soggetti,
o percezione di controllo e soddisfazione del proprio stile di vita. - Reciprocità e fiducia
o fiducia (trust) in soggetti simili a sé e fiducia in soggetti dissimili
o fiducia (confidence) nelle istituzioni
o favori fatti e ricevuti
o percezione di valori condivisi - Percezione dell’area geografica di residenza
o percezione del contesto fisico
o livello di godimento dell’area in generale
Lo scopo del progetto per cui questo schema è stato realizzato, è stato quello di
sviluppare strumenti di analisi del capitale sociale, che includano gli aspetti ritenuti
più direttamente rilevanti per i programmi d’intervento pubblico nel territorio
britannico. A tal fine la percezione dell’area di residenza, per esempio, è un indicatore ritenuto importante nel contesto di analisi, sebbene essa non sia propriamente considerata tale dalla letteratura. E’ evidente come logiche e
strumenti di analisi di questo tipo possano fornire indicazioni fondamentali a fini di
gestione del consenso su un territorio geograficamente delimitato secondo la
“circolarità virtuosa” cooperazione-civicness-buon governo.
Nei successivi articoli ci si proporrà di indicare come il capitale sociale, anche
attraverso i social media, possa essere non solo preservato, ma anche riprodotto e
sviluppato per gestire il consenso politico, durante e dopo la campagna elettorale. La teoria dei social network osserva il comportamento politico per capire cosa
spinga l’individuo a votare, o come scelga i candidati e le cause da sostenere.
Particolarmente rilevante è la questione se esso sia un comportamento razionale
semplice, basato su dati ed eventi, oppure se sia un comportamento emergente,
frutto complesso d’interazioni, opinioni, passioni e relazioni con altri individui. Al
netto delle attitudini personali e caratteristiche demografiche, è stato mostrato
come i social network nei quali i cittadini sono inseriti, influenzino fortemente le loro
scelte elettorali. Questo effetto è stato efficacemente chiamato “affluenza a catena” (turnout cascade); affluenza che può essere positiva o negativa quando per esempio alimenta l’astensionismo.
Gio 23/06/2011 da Fanelli Angelo


