Enìa: un caso di fusione fra imprese multi-utility (seconda parte)
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di Claudio Giachetti
ADVANCED SCHOOL OF ECONOMICS SSE, CA’ FOSCARI, VENICE
CASS BUSINESS SCHOOL – CITY OF LONDON
Nell’articolo precedente si è parlato delle public utility in Italia e della loro complessa ristrutturazione strategica dovuta all’evoluzione del contesto normativo, tecnologico e concorrenziale in cui queste operano. In questo articolo, focalizzeremo l’attenzione sul caso Enìa S.p.A. che, nata nel 2005, rappresenta un esempio concreto di come lo sviluppo del mercato costringa sempre più gli operatori, specie quelli di minori dimensioni, ad attivare nuovi comportamenti strategici in risposta ad una competizione che ha ormai una portata globale.
1 – Enìa: profilo delle imprese coinvolte nel processo di fusione
Nella regione Emilia Romagna, le aziende ex municipalizzate di Reggio Emilia,
Parma e Piacenza, rispettivamente AGAC S.p.A., AMPS S.p.A. e TESA S.p.A., nel
Gennaio 2005, in risposta alla progressiva apertura del mercato alla concorrenza,
hanno stretto un’alleanza che si è tradotta in una fusione. Dall’aggregazione fra le
tre aziende emiliane è nata Enìa S.p.A., uno tra i più grandi poli multi-utility italiani
(grafico 1)(visibile nel pdf allegato)
Enìa, operativa principalmente nei settori a carattere energetico (gas ed energia
elettrica) ed ambientale (servizi idrici e di igiene ambientale), raccoglie in se le
esperienze di tre aziende fortemente radicate sul territorio, favorite da una evidente
“prossimità geografica”, ed ora particolarmente aperte a cogliere le opportunità
offerte dallo sviluppo del mercato.
Il grafico 2 mostra l’evoluzione del fatturato aggregato per area di business dei
gruppi AGAC, AMPS e TESA, prima che le tre realtà locali si fondessero nel 2005.
L’aggregazione fra le tre local utility emiliane (ufficializzata nel 2005) ha dato vita
ad un operatore con un portafoglio servizi ben diversificato, in grado di generare
significativi volumi d’affari in tutte le attività in cui è operativo (sia quelle a
carattere energetico che ambientale).
Le tre aziende ex-municipalizzate, prima dell’atto di fusione, svolgevano
separatamente servizi a carattere ambientale, energetico e, seppure in misura
marginale, di telecomunicazione e trasmissione dati (tabella 1) (visibile nel pdf in allegato).
Mentre AGAC e AMPS erano storicamente nate come operatori energetici (AGAC
come distributore di gas ed AMPS come distributore di energia elettrica), il business
originario di TESA era l’igiene ambientale.
Nel corso degli anni ognuna delle tre utility aveva sviluppato una strategia multiutility
attraverso l’acquisizione di una pluralità di servizi di pubblica utilità.
Nel 2004, per quanto concerne il ramo gas, tutte e 3 le ex-municipalizzate emiliane
erano impegnate nell’attività di distribuzione e di vendita (TESA si era
recentemente affacciata a questo business a seguito dell’acquisizione della
gestione e della rete di gasdotti di alcuni Comuni della Provincia di Piacenza).
Solo AGAC, grazie alla costituzione di un’apposita società (Blumet: società nata
dall’intesa tra AGAC, SAT Sassuolo ed EDISON), aveva avviato l’attività di
importazione di gas naturale.
Con riguardo al ramo elettrico, solo AMPS svolgeva il servizio di distribuzione di
energia elettrica, mentre AGAC vantava ingenti risorse e competenze nel servizio
del teleriscaldamento, non presente nelle zone servite da TESA e poco utilizzato
nella Provincia di Parma.
AGAC inoltre nel tempo aveva sviluppato competenze nell’attività di cogenerazione,
ovvero la produzione combinata (in uno stesso impianto) di energia elettrica e
calore, e nella generazione elettrica dai rifiuti, attività queste ultime meno
sviluppate da parte di AMPS ed assenti nel portafoglio servizi di TESA.
Per quanto concerne invece la compagine azionaria, le tre aziende emiliane
risultavano controllate quasi interamente dai Comuni di appartenenza1 (grafico 3)(visibile nel pdf allegato).
Nel 2003, circa il 35% delle azioni AMPS erano state acquistate da un “pool di
banche” (Credito Emiliano S.p.A., Banca Popolare Emilia Romagna S.c.r.l., Cassa di
Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A., MCC S.p.A.) per effetto di un contratto
stipulato con AGAC (portage finanziario), che si era impegnata a riacquistare le
azioni a scadenza2.
L’utility di Reggio Emilia deteneva, inoltre, il 40% delle azioni di TESA.
Gio 23/06/2011 da De Vecchi Andrea


