Bohemian Rhapsody Ovvero: le maschere dei manager
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di Alessandro Paparelli
EDITOR – TICONZERO
REGIONAL HUMAN RESOURCES DIRECTOR, ASIA PACIFIC – SALVATORE FERRAGAMO
Un ristoratore che balla indemoniato tra le tavolate spartane di un mercato rionale, un capolavoro del rock che rimanda alla commedia dell’arte e il buon vecchio Freddie a darci una mano per capire un paio di cose sulle maschere che spesso vediamo indossate in ufficio: Is this the real life? Is this just fantasy?
Rob ha la zazzera asimmetrica, la faccia arrossata, il grembiulone bianco d’ordinanza e delle galosce personalizzate: con un forbicione da cucina ha stagliuzzato i bordi, decorandoli a mo’ di stivale texano. Balla tra i tavoli del Tung Po Seafood Restaurant come un indemoniato, e di solito nel repertorio non mancano mai i Queen e i ruggiti di Freddie Mercury.
Mi ricordo il giorno dopo che morì, Freddy Mercury. Marco, il mio compagno di banco di tutto il liceo, era un fan sfegatato dei Queen1. Il 25 novembre del 1991 arrivò in classe con una faccia tremenda. Dopo scuola io, Lorenzo e Marco camminammo verso casa sua a testa bassa. Ci chiudemmo in camera, ci sedemmo sul letto e ascoltammo Innuendo, tutto l’album, due volte di fila. E alla fine di The Show Must Go On, appropriata quasi fosse un film, sempre senza dire una parola, tornammo ognuno a casa propria a fare la versione di greco.
Non era esattamente facile, da adolescente, vedere andar via uno come Freddie. Uno che ti regalava la musica di cui avevi bisogno proprio quando ne avevi bisogno,
che soffiava fuori energia da quattro ottave di estensione vocale, che fermava il
tempo ogni volta che saliva sul palco, che lo sentivi venir fuori dalle casse o che
vedevi le sue tutine e i suoi dentacci storti in un video. Nato a Zanzibar, Parsi, zoroastriano, cresciuto in India, trapiantato nel Regno Unito: uno con una storia così. Uno che se ne saltava su e ti scriveva una roba come Bohemian Rhapsody. Una
canzone senza ritornello: che comincia come una ballata, impazzisce in una midsection operatica e poi si lancia nell’hard rock, per finire su una coda appena
sussurrata: un turbinio in cui compaiono assassini in primo piano e profili in
controluce, demoni e invocazioni al Signore, personaggi reali e della commedia
dell’arte. Un capolavoro in puro stile Freddie sul mondo dei palchi, dei sipari e delle
maschere.
Che sono difficili da decifrare. Come quelle che non di rado calcano i palcoscenici
aziendali. C’è infatti chi sul lavoro semplicemente trasferisce i propri comportamenti
naturali, e chi invece decide che sia più efficace indossare una maschera, creandosi
un ruolo ben preciso. Alcune maschere, come nella commedia dell’arte, sono
piuttosto ricorrenti. Qualche esempio?
- Introduzione
- Le tipologie di maschere
Lun 18/07/2011 da Paparelli Alessandro


